Prova

26 Gennaio 2010 4 commenti

Prova…uno, due, tre…prova…1, 2, 3…prova…proviamo a rientrare?

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C’eri tu…

25 Luglio 2008 7 commenti
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La distrazione, il Maestrale e il male minore

12 Novembre 2007 4 commenti

Era una notte buia e tempestosa…quel venerdì 9 novembre 2007.

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8 Agosto 2007 4 commenti
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Aridaaaaaaaaaateme er mio Blog!

11 Luglio 2007 5 commenti
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Festa di Sant’Efisio 1-4 maggio 2007 Cagliari

9 Maggio 2007 9 commenti

Erano 350 anni che non riuscivo a vedere la Festa di Sant’Efisio…
Insomma, non l’ho mai vista prima!

Ma la 351ma volta l’ho vista, anzi l’abbiamo vista, insieme ad una coppia di amici con la nipote giunti appositamente da Roma per gustare l’evento.

Riferimenti: Vedi un pò di foto…

E’ stato un piacere!

24 Aprile 2007 37 commenti


Reincontrare tre ragazze.
Per la verità una di loro l’ho conosciuta ier sera, ma con le altre due ragazze c’erevamo già incontrati, insieme ad altre persone, nei primi giorni di giugno del 2004.

Donne intelligenti, ricche dentro, vive.
Conversando del più e del meno durante la cena per una pizza, ognuno ha raccontato un pò di se ed ascoltato degli altri.

L’una (tra l’altro) ha espresso il desiderio di farsi portatrice, rappresentante, difensore di quella categoria di persone che amano concepire per l’uomo una vita libera in senso lato. Purchè tale libertà sia di beneficio alla persona (senza ledere quella l’altrui), lo Stato, la Religione, gli usi e i costumi non dovrebbero impedirla, ostacolarla.
Insomma (se ho interpretato bene il pensiero di l’una), lei si farebbe portatrice di quegl’ interessi che potrebbero migliorare e/o non impedire il miglioramento della qualità della vita della persona.
Per fare ciò inizierebbe a fare attività politica, senonchè…
Senonchè, visto il mutamento che lei ha notato nelle persone che si sono date a questa attività, visti i compromessi, gli intrallazzi e gli inciuci vari…vorrebbe ma non può, meglio non vuole sporcarsi come è accaduto (e accade) a coloro i quali, iniziata tale attività in buona fede e con la massima volontà di operare per il bene degli altri, per tutti i motivi di cui sopra e (non per ultimo) per non perdere i benefici della poltrona…hanno mutato radicalmente (in peggio) la propria persona.
A tratti, durante la cena e le varie argomentazioni, ho notato negli occhi di l’una un desiderio, un’aspirazione, un afflato verso le cose belle: il senso della giustizia, della libertà dell’uomo, della solidarietà umana e, a tratti, anche una certa rabbia (o sofferenza) racchiusa, soffusa.

L’altra ci ha lasciati.
Nel senso che è andata via da quì (quì nel senso dove continuano a vivere le alre due ragazze, ed ora anch’io).
Son già due anni e mezzo, infatti che l’altra è partita per il Continente, al nord.
Lavora, le piace il lavoro ed ora, dopo questo tempo passato su al nord, ci considera un pò chiusi…
A lei piace più ascoltare che parlare. E’ molto attenta, lo si legge dagli occhi.
Una sua frase (tra l’altro) mi ha colpito: quando ha detto che nel suo lavoro si sa muovere, dimostra di sapere e di voler lavorare.
Ha capito tutto!
D’altronde se non fai così…
Ha acquisito la fiducia del datore di lavoro. Tanto è vero che, dopo un non breve periodo di incertezza contrattuale ora, oggi, lei può usufruire di quei diritti che spettano ad un lavoratore assunto a tempo indeterminato.
Dalla cui situazione (a mio parere, e non credo solo mio), discendono ulteriori benefici non monetizzabili ma che sicuramente incidono tanto sullo stato, sul benessere, sulla certezza, sul futuro della persona.

L’altra ragazza ancora, è stata per me un’altra piacevole sorpresa.
Perchè?
Perchè anche lei (come l’una e l’altra ragazza) è una appassionata.
Ha passione per qualcosa di bello, e di concreto.
Qualche accenno.
Ha esperienze nel volontariato e probabilmente sarà futura G woman nel corpo dei Vigili del fuoco.
Ha anche la passione per la fotografia e ha “colto al volo” anche molte esibizioni delle squadre di volley.
Dai suoi occhi ho percepito una forte motivazione, e determinazione.
Una ragazza in gamba insomma, che ha innato il senso della curiosità per le cose in genere.

Quel che ho scritto è solo un parziale racconto della bella serata di ieri.

Ora però sta a voi.
Sì, voi che (distrattamente) state leggendo in questo momento: chi sono le tre ragazze (ex virtuali) blogger?

Avete tempo sino a lunedì 2 maggio dopo di chè…vi svelerò l’arcano…

Bye!

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Al porto di Cagliari. Domenica 11 marzo 2007, ore 9

20 Marzo 2007 7 commenti

Giorgio, sì Giorgio. Il fratello “minore”.
Mi telefona da Roma qualche settimana fa e mi dice che mi verrà a trovare, giusto il tempo di un fine settimana.
La notizia mi fa piacere ma (penso), come mai Giorgio, che non ha mai un minimo di tempo libero dal suo lavoro e che addirittura preferisce non fruire delle sue ferie, vuole venire a trovarmi se non c’è uno scopo particolare?
Dopo qualche giorno ci risentiamo e allora gli chiedo: come mai lasci il tuo lavoro (e il tuo guadagno) per venirmi a trovare, caro Giorgio? Forse hai da dirmi qualcosa di persona?
No, nulla di particolare, assicura mio fratello. Oltre che mi fa piacere, vengo a trovarti per spezzare un pò (diciamo).
Ah, vabbè. Se è così.

Passano ancora un pò di giorni poi Giorgio mi comunica che arriverà all’aeroporto di Cagliari sabato 10 marzo, alle 17.20.
17 e 20? Così tardi! Ma che fai, vieni per stare solo poche ore, e quando riparti?
Alle 20 di domenica.
Ma ti conviene Giò? Io pensavo arrivassi sabato mattina, se non addirittura il venerdì sera!
Prima non ho potuto.
Ah, vabbè. Se è così.

Proprio la settimana che sarebbe arrivato mio fratello ho beccato l’influenza ed essendo impreparato ad affrontarla (neanche la tachipirina in casa) ed avendo iniziato a curarmi solo il venerdì sera, ho pensato: mannaggia, avevo un programmino breve ma intenso per mio fratello ma nelle condizioni in cui mi trovo… non fa (come si usa dire da queste parti). Una cena tra amici per sabato sera però la voglio comunque organizzare.

Sabato sera, con un pò di ritardo, mio fratello giunge finalmente all’aeroporto di Cagliari.
Proprio in quei giorni il tempo in Sardegna non è tra i migliori.
Dall’aeroporto scelgo di fare la strada che costeggia il Poetto (la spiaggia di Cagliari, ndr) per dare modo a Giorgio di condividere quello che è il mio percorso giornaliero da casa per andare e tornare dal lavoro. Ho anche la non felice idea di fermarci qualche minuto a passeggiare nei dintorni della rotonda di Quartu Sant’Elena: infelice poiché il tempo non era dei migliori ma soprattutto perché in quel tratto di spiaggia “giacciono” strutture e cartelli non proprio conservati al meglio…

Dopo aver superato il Margine rosso, ci inoltriamo in aperta campagna in direzione di casa.
E qui, dopo aver ricevuto i festosi scodinzolii dei miei cagnucci tenuti liberi (Katy, Piccola e Reginetta) e gli eccitati latrati e ululati del resto del branco tenuto nei box (Rocky e Lupetta, Campione e Bella, Principe e Principessa e infine Bianchina e Lilly), Giorgio ed io entriamo in casa.

La casa che ho è semi arredata. Tranne il soggiorno e i bagni, il resto della casa è vuota. In attesa che potrò portarvi i miei mobili della mia ex casa di Roma. Mobili e cose che stanziano tra il garage di mia madre e quello di mio fratello.

E’ già ora di cena. Come programmato dico a Giorgio che stasera andremo a cena fuori con due amiche. Ah, va bene, risponde lui. Io comunque ero venuto già con l’intenzione di portarti fuori a cena!
Ma come, mio fratello viene a trovarmi e vuole lui invitarmi a cena fuori? Ah sì, forse ho capito: tra un po’ di giorni sarà il mio compleanno…ma, anche per questo, starà a me invitare a cena fuori, o no? Trattandosi di due donzelle veniamo ad un compromesso: divideremo la spesa. (Come al solito) non avverrà poi così (pagherà tutto Giò).
Passiamo a prendere le puelle e andiamo a cena in uno dei due ristoranti galleggianti di Cagliari.
Durante la cena (intrattenuta da una piacevole musica dal vivo), si stava parlando del più e del meno quando, a un tratto, mio fratello ci comunica che il giorno dopo (domenica mattina) arriverà al porto una coppia di amici suoi e che vorrà andare a salutarli.

Un groppo alla gola mi prende.
Una coppia di amici di Giorgio? Che casualmente arriva al porto di Cagliari proprio quando lui è qui? Che strana coincidenza! Poco verosimile coincidenza!
Capisco, o almeno credo di capire…

Solo che Giorgio è così abile, o io sono così talmente deficiente (o entrambe le cose) che, dopo quell’affermazione fatta a cena e sino alle ore 9 del giorno successivo, orario in cui sarebbe arrivata la nave Tirrenia, io alfine credo (beatamente o cretinamente) che arriverà una coppia di amici di Giorgio.

Mi viene da pensare che forse quella coppia sono miei amici e che, d’accordo con mio fratello, mi vogliono fare la sorpresa di venirmi a trovare. Penso allora a Saverio e Melitta, che siano loro?
La sera vado a letto con questo pensiero e per non rovinare la sorpresa non dico nulla.

Il giorno dopo, mentre ci dirigiamo al porto, mi passa pure questo pensiero e penso proprio a delle persone che conoscono Giorgio, magari ad un suo collega con la moglie. Anche perché mio fratello
riceve una telefonata dai suoi amici sulla nave che comunicano di essere all’altezza del Poetto, e che stanno arrivando in porto.

Arriviamo pochi minuti prima che la Tirrenia attracchi. C’è già un pò di gente in attesa come noi. A un tratto mi viene da chiedere a mio fratello: ma queste persone sono già state in Sardegna? Sì, risponde lui. Lui ha già girato la Sardegna, per lavoro.

Insomma, incuriosito e contento che ci siano delle persone che conosce mio fratello che arrivano a Cagliari, aspetto insieme a lui.

A un tratto Giorgio dice: eccolo lì, sì è lui, indicando il ponte.
Butto un occhio per vedere, e chi è?
Era lì ma si è appena voltato.
E ti ha visto, vi siete visti?
No, non ho fatto in tempo.
Vabbè (penso) tanto io non lo conosco.

Cala la piattaforma della nave.
Cominciano a scendere le persone e le poche macchine.
Vedo a un tratto mio fratello vicino ad un uomo abbastanza robusto e penso: eccolo, sarà quello, forse un collega. Mi preparo alle presentazioni ma…ma quella persona non è, no, mi sono sbagliato e anche di parecchio perché a un tratto sento la voce di mio fratello che mi chiama: Lorè, a Lorè! Mi chiama Giorgio invitandomi con il braccio ad avvicinarmi.
Mi avvicino e…
Giorgio: a Lorè, li vedi questi due camion? Qui ci sono i mobili e tutte le cose tue!

??!???!…..?….!….?….!….?………

Avete presente quelle trasmissioni strappalacrime dove a seguito di un piano preordinato e studiato nei minimi particolari, vengono fatti reincontrare a sorpresa due parenti, emigranti di lunga data, che non si vedevano da decenni?
O idem come sopra, si fanno reincontrare padre e figlio o madre e figlia (e viceversa) che si pensava non fossero più in vita?

Ebbene, io mi son trovato d’un tratto con le mani che coprivano completamente il mio viso, colpito in pieno da una sorpresa che più sorpresa di così non si può, perche completamente inaspettata e pienamente riuscita!

Gioia inaspettata e quasi lacrime! Come quelle trasmissioni!

Mancava solo la telecamera anzi no, c’era anche quella!
Pare infatti che uno degli autisti si fosse portato una telecamera….e che forse abbia ripreso quella persona (cioè io) che si nascondeva, incredula e scioccata, il viso tra le mani!

Giorgio, Giorgio…

M’hai fregato! M’hai fregato proprio bene! Che fessacchiotto che sono!

Ma come poteva, Giorgio, prendersi un fine settimana per spezzare?
Lui, lavoratore non stop con responsabilità pesanti sulle spalle!
Lui, Giorgio, si muove solo per fare (per gli altri) non certo per divagarsi!

Fregato, fregato!

Ma che bella fregaturaaaaaaaaaaaaa!

Ora ho a casa tutti i miei mobili e tutte le mie (anche superflue e da buttare) cose!

Ad esempio, per quel che mi viene in mente ora

12 Gennaio 2007 12 commenti

Prima: per percorrere i 20 km per andare al lavoro usavo la moto e attraversavo la via Tiburtina strapiena di traffico, anche industriale.
Ora: uso la macchina poichè la parola traffico qui, per me, è un non senso e lungo i 19 km di strada attraverso la campagna, costeggio per 7 km il mare (alla mia sinistra) e getto uno sguardo amico ai fenicotteri rosa che stazionano nei grandi stagni (alla mia destra).

Prima: vivevo in un appartamento e in un condominio.
Ora: vivo in una casetta unifamigliare circondata dal verde.

Prima: nel traffico mandavo quasi tutti (più o meno) a fanc.
Ora: per la strada (tranne qualche sporadico atto di arroganza) viaggio molto sereno.

Prima: i rumori assordanti e le schifezze nauseabonde e micidiali del traffico romano entravano inevitabilmente nella testa, nel respiro e permeavano sugli abiti in modo deleterio e permanente.
Ora: camminare a piedi o muoversi in macchina nella piccolagraziosaeamisurad’uomo città cagliaritana è una vera e propria passeggiata.

Ieri: il tempo era più corto, lo spazio più lungo
Oggi: lo spazio è breve e il tempo è più lungo.

Ieri: per muoversi, andare a trovare una persona o andare presso qualche ufficio pubblico per sbrigare una pratica l’unico mezzo possibile e fattibile era la moto.
Oggi: tutto ciò lo posso fare con i mezzi pubblici e per andare in certi posti che mi interessano anche a piedi, e con la macchina mi giro la città in poco tempo.

Ieri: sfogliare le pagine gialle o quelle bianche richiedeva un certo tempo.
Oggi: vedere lo spessore di quei volumi e sfogliare le pagine fa…fa quasi tenerezza.

Ieri: i cognomi delle persone erano più variegati.
Oggi: spesso e volentieri incontro i vari Sanna, Puddu, Angioni, Marras, Melis, Meloni, Mulas, Murgia e via dicendo.

Ieri: il mare era a 30km.
Oggi: il mare lo vedo sempre.

Ieri: erano le luci della città ad accompagnare il mio sonno.
Oggi: è la natura, le stelle e la meravigliosa luna piena o a virgoletta.

Ieri: era il sottofondo del traffico sulla via Tiburtina ad accompagnare il mio risveglio (e non solo).
Oggi: ancora la luna, i miei cagnetti e qualche gaio cinguettio mattiniero.

A regà, che vita da cani!

Anzi, coi cani!

Ajo!

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Anno nuovo…

4 Gennaio 2007 7 commenti


Ore 3 di lunedì 1 gennaio 2007

Si stava andando via da casa di persone interessanti (amici di un’amica), dopo aver cenato, festeggiato e giocato a trivial (si scrive così?).
Squilla il mio cellulare, è Ilda, l’amica dei cani, un’amica che si trovava a Roma per passare il fine anno: “Lorenzo, una mia cagnetta è scappata da casa per via dei botti! Valentina e Riccardo la stanno cercando da ore, puoi darmi una mano?”.
Saluto in fretta e con Elena corriamo a casa di Ilda dove stanziano 12 cagnetti (più o meno) e dove troviamo intirizziti dal freddo Vale e Ric cui Ilda aveva affidato la custodia dei suoi quattro zampe.
La cagnetta, una sorta di medio piccolo snauzerino meticcio si chiama Tiger.
E Tiger, scossa e impaurita dal frastuono dei botti di fine anno, era scappata da casa per infilarsi nel cortile della casa accanto.
Tiger era lì, solo che…
Solo che nonostante i ripetuti e vani tentativi di farla avvicinare al cancello d’ingresso della casa accanto Vale e Ric non erano riusciti ad acchiapparla.
Solo per una volta ci dice Ric l’ho potuta sfiorare.

Ma c’è qualcuno in casa?

No, sono ore che stiamo quì a far rumori e nessuno si è visto, devono esser fuori!

La casa accanto…

Succede che tra vicini non scorra buon sangue…ma visto che la cagnetta non aveva proprio fiducia in noi dopo un sufficente riflettere decido di scavalcare il cancello.
Mi avvio cauto sia per la cagnetta sia per il timore di essere sorpreso.
Mi avvicino, la cagnetta si allontana.
La seguo piano sussurrando e Tiger si allontana, cerca di evitarmi poi a un tratto non riprende a girare attorno al giardino ma si imbuca oltre la macchina parcheggiata verso il cancello.
Bene, penso, se torna indietro verso il giardino cercherò di dissuaderla con dolcezza e se si trova vicino alle sbarre del cancello Vale, Ric o Elen hanno una chance per prenderla!
Ma che ti vedo, anzi chi non ti vedo (più)?
Nè Vale, nè Ric e nè Elen, spariti tutti!
Acc., penso, dove azz. sono andati proprio adesso?

Riscavalco e li reguardisco: a regà ma non venite a darmi una mano?

Ric era andato a prendermi un giaccone per ripararmi dal freddo (ero in camicia per essere più libero).
Mettiti il giaccone Lorè che il freddo è micidiale e non te ne accorgi!
No grazie Ric mi sono tolto la giacca apposta (era nuova…) voi piuttosto venite al cancello!

Riscavalco e mi accingo ad esortare la piccola cagnetta a ripetere la scena ma…ma sento delle voci provenire dalla porta d’ingresso della casa!
Azzo! Mi prende un colpo e alla chetichella veloce riscavalco.

Gasp, cerchiamo di ragionare: Vale e Ric sono quì da un pezzo e nessuno si è visto in casa. Che siano state le voci di una tivvì lasciata accesa?

Bah! In fondo se anche mi sorprendessero per violazione di proprietà privata minimo mi potrebbero sparare…e tra uno sparo e l’altro potrei cercare di cavarmela. Ma rimarrebbe il problema della cagnetta di Ilda.

Vabbè, riscavalco cauto pronto a fare dietro front.

La cagnetta si ri-presta alla recita.
Si avvicina al cancello e dopo un pò Ric grida: ce l’ho, l’ho presa!
Sicuro?
Sì, la tengo!
Tienila stretta, non mollarla!
Sì sì!
E così, stretta nella morsa delle robuste braccia di Ric, Tiger venne recuperata.

Un pensiero mi venne in quel momento e lo dissi: è meglio che la porti a casa mia lì è più al sicuro non vorrei che scappasse di nuovo!
Ma no dai vedrai che non scappa è troppo terrorizzata.
Non insistetti…

Chi indovina come seguitò la cosa?

————————–

Qualche ora più tardi.

Squilla il mio cellulare, è Ilda, sempre da Roma, l’amica dei cani ecc.: “Lori, la cagnetta è scappata di nuovo! Vale e Ric la stanno cercando per mare e per terra!”.
Ok, (come dovevasi agire…qualche ora prima).

Era passato tanto tempo, per fortuna, dall’ultima fuga da casa dei miei Rocky e Lupetta (da agosto 2005?) e proprio insieme alla Ilda, quante volte, quanti giri, quante grida, segnalazioni, manifesti ed altro ancora insieme a lei abbiamo fatto per poterli recuperare!
E così, esperto oramai delle zone circostanti, lato mare e lato collina, ho iniziato con il solito metodo: in giro in macchina a setacciare le zone note, con la faccia fuori del finestrino a gridare e fischiare, guardando a destra e a sinistra, avanti e indietro.
Sì fischiare, ma non con la lingua tra i denti come avevo fatto le altre volte ma con un fischietto ad ultrasuoni regalatomi da mia sorella Manuela.

Ma il punto stavolta era un’altro: la piccola Tiger non mi conosceva, non conosceva la mia voce e da ciò che si era visto qualche ora prima era sicuramente ancora impaurita.
Ma tutto si può fare, niente d’intentato si deve lasciare.

Ilda nel frattempo aveva trovato un volo da Roma per rientrare prima. Sarebbe arrivata intorno alle 18.

Devo ricordare che, tra le numerose volte (tutte!) che Ilda mi ha dato una mano a cercare i miei due cani fuggitivi, una volta lei stessa da sola me li ha ritrovati, fatti salire nella sua macchina e riportati!
Quel giorno, anzi quella sera, non volevo credere ai miei occhi: avevo detto a Ilda di andare a casa sua perchè era tutto il giorno che mi aveva aiutato ed ora dovevo cavarmela da solo sicuro che li avrei ritrovati. Erano passati solo dieci minuti quando vedo tornare Ilda e attraverso il parabrezza della sua 500 intravedo dietro di lei, icredulo, i miei due lupoidi!

Ora toccava a me e sinceramente volevo ritrovare Tiger anche per togliere dall’angoscia la Ilda.

Qualcosa mi diceva che quella cagnetta, visto che non era mai scappata, non doveva trovarsi lontano dalla sua casa.
Già…

Faccio i giri che facevo per cercare i miei cani.
Ero in prossimità del mare e chi ti vedo? Cosa ti vedo?

Chi indovina cosa?

—————–

Vedo un cane, grosso e…e giocoso, tranquillo.
C’era una coppia che casualmente si stava avvicinando alla mia macchina e…e invece di chieder loro notizie della piccola Tiger di Ilda cosa chiedo?
Chiedo alla signora se per piacere può prendere per il collare quel cane che era ormai a fianco della mia portiera.
Un pò sorpresa ed anche un pò forse intimorita ma pensando (forse) che il cano fosse mio e mi fosse scappato, la signora si presta e lo afferra!
Io scendo al volo, ringrazio e…e faccio accomodare il cane in macchina, che si presta!
Accidenti, e mò?
Mi sento stupido…
Ma che azz. sto facendo, che azz. ho fatto!?
Resto un attimo i-n-t-e-r-d-e-t-t-o
O sono da interdire?

Il fatto è che questa specie di husky color rosso bianco per giunta festeggia!
Si accomoda tranquillo sul sedile a fianco al mio e inizia a darmi delle seppur caute leccatine in faccia!
E scodinzola pure!
Robba da matti…
Ma non ero uscito per cercare di ritrovare la cagnetta della Ilda di nome Tiger?
Ma và.

E così torno a casa di Ilda, dov’erano rimasti Vale e Ric e chiedo notizie.
Vale pensa che io mi sia portato dietro uno dei miei cani…e si mette a ridere (beata lei) quando sa la storia.
A me mi vien da piangere.

Messa al corrente, Ilda ci dice che quel cane lo ha già visto altre volte nella zona di Sa tiacca (poco distante) e che è di qualcuno che lo lascia libero.
Rincuorante.
Vado nella zona Sa tiacca.
E’ sempre il primo dell’anno.
Le (poche) persone che incontro o sono parenti venuti chissà da dove o non hanno mai visto quel cane.
Dopo mezz’ora di cammino a piedi nei dintorni con al guinzaglio stò cane (sic), riprendo a girare in macchina per Tiger.
Comincia a farsi sera e purtroppo la speranza di trovare la cagnetta prima dell’arrivo di Ilda si spegne.

Finalmente Ilda è tornata!
Disperata, in uno stato ansioso comatoso seppur attivo.

Ma avete guardato se fosse rimasta in giardino?
Certo Ilda!
Entra Ilda nel suo giardino, convinta che la sua piccola cagnolina non possa essersi allontanata.
La seguiamo speranzosi quando l’abbaiare di un’altro cane di Ilda le fa girare la testa verso l’alto, verso una finestra del primo piano.
Vodaphone sta guardando verso sù! Siete sicuri che Tiger non sia entrata in casa?
Ma certo Ilda, ci sono i tuoi due mastini all’ingresso come avrebbe potuto?!
Eppure è lì, Vodaphone l’ha sentita, saliamo sù!
Sale di corsa le scale Ilda e noi appresso, mentre mi veniva da pensare: come avrebbe fatto Tiger a salire dalla finestra, non è mica un uccello!
Ci affacciamo e guardiamo giù: c’è il tetto in lamiera dei vari box costruiti da Ilda per i suoi cagnetti.
Ilda controlla e poi esclama: c’è qualcosa giù, dev’essere Tiger!
Dalle scale ci precipitiamo in giardino verso i box.

Cosa succederà?

Boh!

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E’ quì, Tiger è quì nella sua cuccia!

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Anno nuovo…cane nuovo…sic

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